
Fiocco rosso al collo: pronti? Via!
Camminavano sempre ordinatissimi, tre, dal più piccolo al più grande. Tre dei porcellini d'India più garbati che io avessi mai incontrato, anche perchè sono stati gli unici. Al limite un po' perplessi..
C'era CarmineCarminis che li inseguiva, quasi li perseguitava, cianciando del rock. "Perchè è ROCK!" e loro sporcellinavano sculettando un po' più in là.
Ma poi dovetti presenziare al battesimo, li lasciai confrontarsi così, amabilmente.
Sul palco ecclesiastico però non sapevo che dire, non conosco a memoria le cose della chiesa, doveèeè il foglietto delle cose a memoria della chiesa?? Me ne arriva uno, ma no, è un racconto! Non so che dire! Quel microfono mi dà una carica di ansia per ogni forellino che ha in testa, mille piccole orecchie pronte a percepire ogni sbaglio
groan
Ma non ho tempo nemmeno per il battesimo, vado a parcheggiare il mio cinquino blu notte con una gamba fuori dallo sportello, tanto è leggero come un carrello! Impiego molto meno tempo in questo modo che tentando le solite manovre da parcheggio motorizzato, un'altra storia.
Però c'è la tizia lì che ci tiene proprio a dirmi che per quelli come lei, quelli da tremilaeuro al mese, la vita è proprio cara..
E sì, sarà così..

Senza dubbio graziosa, la piccoletta. Aveva catalizzato le attenzioni di tutti per quella gara; slalomeggiava sinuosamente dall'età di 3 anni, veloce, elastica e genuinamente sorridente. E poi i riflessi dorati della sabbia della pista le stavano meravigliosamente addosso, spiccava. Il favorito invece, ad un occhio un po' fugace, appariva come il bellonzo, sicuro di sè, ammaliatore, uno di quelli di cui puoi vedere il brillìo non appena scopre i denti, in un sorriso prodotto per accattivarti. Nonostante queste premesse i due avevano legato, e l’avevano fatto dall'alto di una duna; sì perchè lui era rimasto affascinato dalla bravura di Piccoletta, la stava riempendo di complimenti e lusinghe cui lei non sapeva resistere: si sentiva gratificata, rinvigorita, sorrideva ancora di più -se possibile-.. e il ragazzo non era poi così male. Gareggiarono così bene che tutti gli obiettivi impazzirono per la splendida performance appena condita in salsa gossip. E poi si ritirarono.
Lui la portò in una stanza d'albergo dove li stava aspettando anche il suo manager, che però appariva così sciatto da sembrare più un benzinaio che un uomo abituato a trattare con i pezzi grossi. Parlarono, tutti e tre. La piccoletta si sentiva a suo agio lì, continuavano a lusingarla e non riuscivano a smettere di ridere e scherzare. Poi però qualcosa cambiò. Improvvisamente vide una luce strana negli occhi di Favorito, non sembrava più tanto disinvolto e rilassato e tra l'altro faceva discorsi strani. Lui non sentiva affatto il bisogno di catalizzatori. Lui stava bene anche prima, quando aveva tutti gli occhi per lui. Lui forse era geloso? Comunque Lui, Lui, Lui. Il manager dava corda, gli riusciva così bene che sembrava fatto apposta, a dare corde.
E lei ormai aveva capito. Era nervosa, agitata, ansiosa. "Perchè devi uccidermi tutte le volte?!" Sbraitò a due soggetti troppo brillanti per poterci parlare. E lui, candido, "Ma io non ti uccido mica tutte le volte, casomai ti rallento". La Piccoletta continuava a vederla come un'ingiustizia colossale: tutti gli allenamenti, tutte le fatiche, l'impegno.. Tutto da buttare nel cesso per colpa di un galletto tronfio e ampolloso. Lei ci avrebbe provato, voleva scappare, continuare a gareggiare. Lui, incalzante, spiega che non c'è nulla di difficile nel continuare ciò che da sempre facevano. Bastava dimenticarsela, e tutti l'avrebbero dimenticata. Bastava non vederla, e nessuno avrebbe ricordato di averla vista.
Bastava girarsi e lei non c'era più. La Piccoletta sprofondava nella confusione. Cercava di sforzarsi nel farsi tornare in mente il momento esatto in cui aveva conosciuto quel ragazzo. Lui parlava come se si conoscessero da sempre, non era la prima volta che questo accadeva. I ritorni eterni. Era però così turbata che non riuscì a fare mente locale.
Peccato. Perchè quando i due uscirono, chiudendola dentro la stanza, lei visualizzò Favorito che compiva la sua discesa. Scivolava magistralmente, al solito. Sorrideva ininterrottamente, al solito. I flash gli sbattevano in faccia e rimbalzavano nell'aria, come al solito. E quel pollice verso l'alto, una sconfitta.

Si chiama Antony Bassano ed è un benvestito avvocatucolo di provincia: gemelli da notare, camicia decisamente azzurra, mani ostentatamente impegnate. Lui è un buon avvocato, ha premura di chiamare a tratti irregolari di 2-3 minuti qualche cliente-finto-amico per rassicurarlo sul fatto che ha appena mandato una mail e che appena torna a casa dà un'occhiata alle carte.
Dovrà avere per forza in casa un tavolo (o tavolinetto) in vetro, per forza.
I clienti ad una certa però finiscono, e allora scattano gli amici, quelli con cui ti puoi confidare! E allora alla prima racconti che tu, che non sei come quei padri che alle visite non ci vanno, tua moglie l'hai sempre accompagnata e, anzi, sapessi che tristezza vedere le donne sole in sala d'attesa -forse siamo noi che siamo speciali. Ma no, ma no.. Non ha contrazioni dolorosissime, dipende dalla posizione del bambino che tra l'altro ha il suo naso e il suo mento. Ma sai che recentemente alcuni studiosi hanno scoperto dei legami tra gli stati d'animo della madre e del bambino? Eh già, che in gravidanza gli ormoni saltano a mille, gli stati d'animo sono ansiosi..
Poi si riposa un po' e raccoglie le idee, ha un fumetto vuoto che gli esce dalla bocca. Di nuovo il gingillo telefonico, e stavolta serve a far sapere ad un nuovo amico che, giacchèccistava, è andato a vedere a Roma la mostra sul futurismo, alle Scuderie del Quirinale. Magniloquente e roboante questa sciabola spaziale. Beh insomma, lui a vedere la mostra c'è andato, ma sul più bello lo chiama un suo amico, uno di quelli di cui non ha mai avuto stima, per invitarlo a cena. Ma no, ma no.. Non posso. E in sottofondo si attiva la voce della moglie dell'amico che lo deride per la sua noiosa idea di andare in noioso posto a trascorrere noiosamente il tempo. -Cheppalle!- dice.
A questo non resiste, capisce veramente con chi ha a che fare e si rende conto che con quelli non ci puoi manco ragionare. Mesto, placato, malinconico la smette nuovamente col gingillo telefonico e passa ad accarezzarsi la carta di credito.
Non so se il mattino l'oro in bocca ce l'ha davvero, ma sicuramente questo ha le fauci piene zeppe di ricordi.
E allora cicciano fuori i Bluvertigo, Bob Marley e magari anche zio Jimi..
I suoni ai quali non sai dare una risposta, li ascolti e li prendi per quel che sono. Il tempo trascorso è troppo poco per potere avere quella visione non dico fredda, ma almeno lucida, di ciò che fu.
A questi suoni non si dà nome nè un perchè, ci si può limitare a sfogliare una presentazione di istantanee mentali e ritrovarsi con un sorriso beota stampato in faccia senza un preciso motivo
Storie di generazioni, storie di spiagge e di profumi d'estate
storie di chitarre, di vibrazioni, di abbracci e bicchieri di vino
baci, carezze, sole, mare, vento, orizzonte
Ci ho pensato per la prima volta circa una decina di anni fa.
Mi sarebbe piaciuto portare a spasso una medusa al guinzaglio e ho pensato di farlo unendo una corda ad un secchio con delle rotelle.
Sarebbe bellissimo, potrebbe scodinzolare con i suoi tentacoli urticanti alla vista di un cagnetto poco simpatico oppure rinfrescarsi l'esombrella tentando di spingere il secchio in una zona d'ombra.
Non so ancora che nome le darei, per ora le idee che reggono di più sono boogie-woogie ma anche rock around the clock, qualcosa così
Per mettere in atto questo bel progetto aspetto di vedere nei banchi dei supermercati del mangime, o qualcosa da darle per farla sopravvivere.
Che poi, altro che bau bau, le meduse sono molto più vicine a noi di quanto si pensi. Alla fine si attivano quando vengono toccate grazie a un meccanocettore (lo cnidociglio)
Auguratemi buona fortuna!
Evviva!
Sono di nuovo online, poco tempo per lasciare una traccia. Mi aspettano grossi lavori di restauro: casalingo, informatico, personale
A presto

Penso spesso ai confini come a delle linee rosse. Formano quadrati, formano cerchi, formano ciambelle o poligoni irregolari.. E ce le hanno tutti! Le vedi spuntare dai balconi del quinto piano, dalle portiere delle macchine in corsa, intorno alle gambe, roteanti sulle teste. Ad ognuno il suo.
Accade che quelle sono le linee rosse da oltrepassare soltanto a certe condizioni, però non tutti possono farlo: il permesso può infatti essere revocato in ogni momento. Lì dentro, solitamente, ci si sente al sicuro.
Mi affascina anche il modo in cui le persone si mettono i calzini. Continuo a pensare che sia un lato molto emblematico del carattere.
Persevero e passeggio con la mente, non posso che concludere rivolgendo un pensiero ad un teatrino improvvisato di calzini che zompettano, che danzano, che si muovono sinuosi.. Ovviamente ognuno di loro è caldo di termosifone, hanno appena finito il loro bagno di calore e sono pronti come non mai ad una nuova pièce!
Per piacersi, per piacere.
Quando una notte è appena finita e un nuovo giorno è appena cominciato..
