mercoledì 3 novembre 2010

La Casa E' Dove Lasci Il Cuore

Costruivo case di pietre per i lombrichi.
Me la spassavo progettando la cuccia per il mio gatto.
Iniziai poi a costruirle per me, di cartone e con le finestre.
Dovetti stravolgere totalmente la mia idea infantile di casa come abbraccio caldo.
Cercai altrove: un oggetto, una persona, uno sguardo, uno sguardo mancato


Y

giovedì 28 ottobre 2010

C'Eravamo Voluti Bene, Su Quel Tappeto


Una scricchiolante casa di montagna, il freddo che si insinua a spifferi nelle imperfezioni della finestra, le mani fredde, le sedie anni '60.
Era davvero piccola, manto bianco, morbido, accogliente. Un lato con spruzzi d'argento, l'altro con frange multicolore e fluo. Sì, la capretta più bella del mondo.
Scopro con orrore che qualcuno me l’ha portata via; qualcuno che ha avuto l’ardore di insinuarsi in una Mia scelta, che mi ha scavalcato.
Mi sento violata, mi sento minuscola, non mi sento libera.
Chi si è permesso? E perchè?

Foto: woodleywonderworks

domenica 24 ottobre 2010

Vuoti A Rendere

E se così non fosse?
E se ci stessimo sbagliando?
E se TU stessi sbagliando?
Ci hai pensato?

O hai rivolto, stravolto, il tuo sguardo verso un nuovo barattolo vuoto?
Cos'hai visto in quel vetro trasparente?
Hai guardato il vetro o hai guardato oltre il vuoto?

Nessuno può conoscere quello che il futuro porterà con sè; nessuno può prendere la Giusta decisione, probabilmente perchè non c'è.
Quello che però possiamo fare è cercare di radicare ogni scelta a qualcosa che per noi ha un senso, anzi, un significato.

Inclusivo di tutto ciò che siamo e che non siamo mai stati, di quello che vorremmo essere e mai saremo.

lunedì 14 giugno 2010

Al Tari


Ebbene sì, a volte ritornano.

Questo pomeriggio ho fatto un viaggio strano, a partire da una ragazza che ingoiava un'intera baguette perchè stava per andare a caccia di Ursus (un'orso, a quanto ho potuto capire) ed aveva quindi bisogno di una scorta di energie, fino ad arrivare ad una liaison tanto amorosa quanto inquietante tra due ragazzi che non parlavano la stessa lingua.
Ma non è di questo che volevo parlare..

In realtà non c'è qualcosa di preciso di cui volevo parlare; più semplicemente mi faceva piacere tornare in questo luogo virtuale che ho bistrattato e snobbato per molto tempo, considerando le mie evidenti difficoltà non solo nel portarlo ritmicamente avanti (cosa che, tra l'altro, non ho intenzione di fare nemmeno ora) ma più che altro nel dissidio interiore dell'esporsi.
Alla fine ho pensato che persino per le persone più insospettabili può essere un'opportunità buttar giù due righe ogni tanto, anche se l'eccellenza non è per tutti. Questo solleva un'importante quesito: l'eccellenza dov'è? E sopratutto, quali sono i criteri e chi li ha decisi?

Per questo e altri generi di riflessioni ho quindi pensato che potrei smetterla di interrogarmi sulle reazioni altrui e iniziare ad usare questo spazio in modo terapeutico (e chi non ne ha bisogno), oltre che per fissare pixel nero su pixel bianco le innumerevoli giravolte che il mio pensiero si trova spesso a dover fare.

Ma che ce frega!

Last but not least, iopensoche tutti dovrebbero cominciare ad osare di più e provare ad uscire dall'immagine che hanno creato di se stessi (o per meglio dire, che pensano di aver creato). Camaleontici. C'è sempre più bisogno di sfaccettature, anche per far fronte al rumorosissimo silenzio delle quotidianità inerziali, lente, mono-tòne, insidiose, intimidite.
Spesso quando si dicono queste cose stile predica-sull'altare c'è una motivazione profonda e di solito personale e fare un discorso generale non è che una proiezione dei propri bisogni e delle proprie necessità; può darsi, anzi, è probabile che lo stia facendo anche io. Ma anche se è ciò che sto facendo, mi piacerebbe poter vedere il multiforme un po' più spesso.
Prendiamola come un atto di coraggio.

giovedì 11 febbraio 2010

Cose che


Beh, a momenti quasi non mi ricordo più come si fa.
Ma sono sicura che un motivo ci sarà se da un certo punto in poi non ho più trovato un motivo per tornare nella mia cuccia.

Ma poi ci sono serate che chiedi qualcosa di preciso, e non va. E allora ci dev'essere un perchè, dato che pure lo psicologodeimieistivali di canale 5 parla dell'avere bisogno di qualcuno, di qualcosa.

Ma non è importante, va tutto bene. Va tutto bene dopo la notte in cui è tornato il tuo peggior incubo a salutarti, che ne ha ispirato un altro. Ci si è svegliati, ora nulla può succedere.

?.

Fortuna che qualcuno continua a ricordarsi dei Massive Attack, che alla fine ti capiscono sempre un po' più di quello che tu possa immaginare

Fortuna.
Che.

Che, a proposito di che! Che poi la rete virtuale sicuramente è meno virtuale del reale; i network non se li è inventati il social e sono sempre esistiti.
Solo che a volte utilizzano un protocollo http, altre volte no.

E ci si eclissa

See you on the dark side!

sabato 20 giugno 2009

Presto La Notte Finirà Con Le Sue Stelle Arrugginite


Fiocco rosso al collo: pronti? Via!
Camminavano sempre ordinatissimi, tre, dal più piccolo al più grande. Tre dei porcellini d'India più garbati che io avessi mai incontrato, anche perchè sono stati gli unici. Al limite un po' perplessi..
C'era CarmineCarminis che li inseguiva, quasi li perseguitava, cianciando del rock. "Perchè è ROCK!" e loro sporcellinavano sculettando un po' più in là.

Ma poi dovetti presenziare al battesimo, li lasciai confrontarsi così, amabilmente.

Sul palco ecclesiastico però non sapevo che dire, non conosco a memoria le cose della chiesa, doveèeè il foglietto delle cose a memoria della chiesa?? Me ne arriva uno, ma no, è un racconto! Non so che dire! Quel microfono mi dà una carica di ansia per ogni forellino che ha in testa, mille piccole orecchie pronte a percepire ogni sbaglio
groan
Ma non ho tempo nemmeno per il battesimo, vado a parcheggiare il mio cinquino blu notte con una gamba fuori dallo sportello, tanto è leggero come un carrello! Impiego molto meno tempo in questo modo che tentando le solite manovre da parcheggio motorizzato, un'altra storia.
Però c'è la tizia lì che ci tiene proprio a dirmi che per quelli come lei, quelli da tremilaeuro al mese, la vita è proprio cara..

E sì, sarà così..

giovedì 11 giugno 2009

Permanent Marker


Senza dubbio graziosa, la piccoletta. Aveva catalizzato le attenzioni di tutti per quella gara; slalomeggiava sinuosamente dall'età di 3 anni, veloce, elastica e genuinamente sorridente. E poi i riflessi dorati della sabbia della pista le stavano meravigliosamente addosso, spiccava. Il favorito invece, ad un occhio un po' fugace, appariva come il bellonzo, sicuro di sè, ammaliatore, uno di quelli di cui puoi vedere il brillìo non appena scopre i denti, in un sorriso prodotto per accattivarti. Nonostante queste premesse i due avevano legato, e l’avevano fatto dall'alto di una duna; sì perchè lui era rimasto affascinato dalla bravura di Piccoletta, la stava riempendo di complimenti e lusinghe cui lei non sapeva resistere: si sentiva gratificata, rinvigorita, sorrideva ancora di più -se possibile-.. e il ragazzo non era poi così male. Gareggiarono così bene che tutti gli obiettivi impazzirono per la splendida performance appena condita in salsa gossip. E poi si ritirarono.

Lui la portò in una stanza d'albergo dove li stava aspettando anche il suo manager, che però appariva così sciatto da sembrare più un benzinaio che un uomo abituato a trattare con i pezzi grossi. Parlarono, tutti e tre. La piccoletta si sentiva a suo agio lì, continuavano a lusingarla e non riuscivano a smettere di ridere e scherzare. Poi però qualcosa cambiò. Improvvisamente vide una luce strana negli occhi di Favorito, non sembrava più tanto disinvolto e rilassato e tra l'altro faceva discorsi strani. Lui non sentiva affatto il bisogno di catalizzatori. Lui stava bene anche prima, quando aveva tutti gli occhi per lui. Lui forse era geloso? Comunque Lui, Lui, Lui. Il manager dava corda, gli riusciva così bene che sembrava fatto apposta, a dare corde.

E lei ormai aveva capito. Era nervosa, agitata, ansiosa. "Perchè devi uccidermi tutte le volte?!" Sbraitò a due soggetti troppo brillanti per poterci parlare. E lui, candido, "Ma io non ti uccido mica tutte le volte, casomai ti rallento". La Piccoletta continuava a vederla come un'ingiustizia colossale: tutti gli allenamenti, tutte le fatiche, l'impegno.. Tutto da buttare nel cesso per colpa di un galletto tronfio e ampolloso. Lei ci avrebbe provato, voleva scappare, continuare a gareggiare. Lui, incalzante, spiega che non c'è nulla di difficile nel continuare ciò che da sempre facevano. Bastava dimenticarsela, e tutti l'avrebbero dimenticata. Bastava non vederla, e nessuno avrebbe ricordato di averla vista.

Bastava girarsi e lei non c'era più. La Piccoletta sprofondava nella confusione. Cercava di sforzarsi nel farsi tornare in mente il momento esatto in cui aveva conosciuto quel ragazzo. Lui parlava come se si conoscessero da sempre, non era la prima volta che questo accadeva. I ritorni eterni. Era però così turbata che non riuscì a fare mente locale.

Peccato. Perchè quando i due uscirono, chiudendola dentro la stanza, lei visualizzò Favorito che compiva la sua discesa. Scivolava magistralmente, al solito. Sorrideva ininterrottamente, al solito. I flash gli sbattevano in faccia e rimbalzavano nell'aria, come al solito. E quel pollice verso l'alto, una sconfitta.